martedì 8 gennaio 2019

|#backtoseries chapter 33|
Le recuperate, i TOP&FLOP 2018 e un po' di Golden Globe!

Vi vedo lanciati con le liste delle serie tv migliori e peggiori del 2018, in tutte le varianti possibili e immaginabili, ma io devo dirvi la verità, non ho molta voglia di guardarmi indietro e fare lunghi elenchi approfonditi di top e flop. Tra l'altro, se da un lato non ho trovato le migliori serie tv della vita, dall'altro non posso nemmeno dire di aver assistito ai peggiori spettacoli possibili.
Posso dirvi che ho apprezzato i messaggi trasmessi da Le terrificanti avventure di Sabrina e in Insatiable, e soprattutto come questi messaggi vengano veicolati attraverso delle serie comunque leggere e per ragazzi.  Ho un ottimo ricordo di The Marvelous Mrs. Maisel, aspetto ardentemente che doppino la seconda stagione, e credo che l'attrice Rachel Brosnahan, si meriti il Golden Globe; così come mi è piaciuta The Alienist e voglio il seguito e pure una cena con Luke Evans se possibile. Ma non posso considerarle delle serie impeccabili, senza ombra di difetto.


Così come i miei flop, non sono proprio dei bocciati senza possibilità di redenzione. O meglio, vi aspettavate forse che la seconda stagione di 13 Reasons Why potesse farmi improvvisamente cambiare idea sull'intera serie? Certo che no, già la prima stagione mi aveva lasciato perplesso, figuratevi il seguito senza senso.
Ma più che fastidio, è stato dispiacere per ad esempio Here and Now che è stata buttata alle ortiche con un'idea stramba, seppur avesse i suoi (pochi) punti di forza; e poi ho persino rivalutato (di poco eh!) The Affair con l'ultima stagione. L'unica cosa che mi fa davvero strano è che American Crime Story: L’assassinio di Gianni Versace abbia vinto il Golden Globe come miglior miniserie, perché forse abbiamo visto due robe diverse e non ci siamo capiti. Posso accettare che Darren Chris si sia beccato una statuetta come miglior attore perché, dai, è stato bravo, era inquietante e più calato di uno spaghetto nell'acqua bollente a mezzogiorno. Ma la serie è troppo dispersiva rispetto a quello che dovrebbe raccontare, gli attori ispanici che parlano in inglese per interpretare personaggi italiani sono a dir poco strambi e si raggiunge la noia anche con facilità.
Insomma guardiamo avanti anche perché ci aspetta una intensa stagione di serie tv. Negli ultimi tempi ne ho recuperate ben quattro, fra cui due miniserie per i più frettolosi.



Killing Eve
Prima Stagione
⭐⭐⭐

Anche Killing Eve, trasmessa da TimVision lo scorso ottobre, si è fatta notare ai Golden Globe con due candidature e la vittoria di Sandra Oh come miglior attrice, cosa per cui non sono del tutto d'accordo, ed inizio a pensare che debbano avere più di un santo in paradiso.



Killing Eve racconta appunto le vicende di Eve Polanstri che lavora per l'ente per la sicurezza inglese e che farà strada nel suo lavoro seguendo le mosse di una killer professionista di nome Villanelle, che non sembra avere tutte le rotelle a posto, oltre ad essere particolarmente spietata. 
Eve invece è un po' goffa, alle prese con un matrimonio che non proprio la soddisfa, ed anche un ruolo lavorativo che non riesce a farla volare. Ma proprio grazie alla caccia a Villanelle riuscirà a fare un grosso passo avanti nella sua carriera, e ottenere la svolta che cercava. 
Tuttavia fra le due donne si creerà una strana chimica che le spingerà ad avvicinarsi, per quanto entrambe siano ligie al loro ruolo e a quella che è la loro missione. 


Avevo buone aspettative su Killing Eve e in parte sono state ripagate perché la serie parte in maniera intrigante, fresca, accattivante ed anche con una vena comica che, per quanto non faccia sbellicare, va ad alleggerire le puntate. Col tempo però ho notato degli aspetti che non mi hanno fatto impazzire. Intanto dei buchetti narrativi che sinceramente non ho capito e non volevo, ma soprattutto secondo me questa serie ha sofferto il fatto che sin da prima della messa in onda si sapeva già che sarebbe stata rinnovata per una seconda stagione. Quindi loro avranno pensato bene di allungare la storia il più possibile, prendersi il loro bel tempo, e giocare il più possibile. 
Ma, cosa ben peggiore a mio avviso è che della storia intrigante di spionaggio, del thriller, di tensione e anche d'azione che dovrebbe essere alla base di Killing Eve, alla fine, è rimasto poco. 



Il tutto è un po' evoluto in una sorta di tragicomico surreale cacio e pepe, che per me smonta quell'impianto che sembrava molto interessante. Anche i personaggi sembravano ben costruiti, ma poi ho avuto l'impressione quasi che stessi vedendo un'altra serie tv
E, in tutta onestà, non credo che Sandra Oh meritasse il Golden Globe. Non fraintendetemi: è brava come attrice e il suo ruolo in Killing Eve è comunque ben strutturato, oltre ad avere una evoluzione, quindi è anche dinamico da seguire. Tuttavia credo che la vera star della serie sia Jodie Comer (forse non ve la ricordate in The White Princess perché l'ho visto solo io e i genitori di Jodie). La sua interpretazione di Villanelle è perfetta, riesce a passare dall'infantile allo spietato fino ad essere cruenta, freddissima, a volte sembra quasi spenta, intristita, eppure dentro l'azione. Ha un range di emozioni e personalità che la rendono stramba, inquietante ed affascinante allo stesso tempo. 
La cosa che mi incuriosisce è scoprire come proseguiranno con la seconda stagione di Killing Eve, ma il mio interesse è scemato. 


Hill House - The Haunting of Hill House
Prima Stagione
⭐⭐⭐🌠

Acclamata e amata da tanti Hill House, che potete recuperare su Netflix, su di me non ha avuto un fascino senza eguali. 



La famiglia Crain, composta da Hugh, Olivia e la squadra di calcetto che sono i loro cinque figli, si trasferisce a Hill House, che non gode proprio di una buona fama, con l'intento di ristrutturarla e tirarci su un bel gruzzolo. Tuttavia ben presto si renderanno conto che la grande casa nasconde più di qualche segreto e porta i segni di tutte le anime che hanno attraversato quelle stanze. Il destino dei Crain si legherà quindi indissolubilmente a quello di Hill House, e, nonostante passeranno molti anni, tutti i componenti porteranno le ferite lasciate dal breve periodo in quelle mura.


In totale sincerità sono un fifone. Non amo gli horror e devo dire che Hill House in questo senso riesce molto bene a creare ansia e tensione, ma non ho capito le ragioni per così tanta acclamazione. 
Le storie di case infestate non mi sembrano una novità che si sono inventati quelli di Netflix, e la storia è tratta da un romanzo del 1959, per cui non sono vicende proprio mai sentite, anzi. 
Tra l'altro, una volta capito come funziona questo gioco malefico che la casa mette in atto, e quali creature la abitano, e specie quando gli spettri si palesano con i loro trucchi un po' posticci tipici dei tutorial di Youtube, devo dire che la tensione cala e si riduce a pochi momenti di dubbio.
A spezzare poi "l'incantesimo" di Hill House, quel senso di desolazione, claustrofobia e mancanza di fuga è proprio la storia stessa che si apre subito a vari paesaggi, compreso il grande giardino intorno  all'abitazione, seppur inquietante, e a nuove situazioni, spostandosi fra passato e presente. 



Ma soprattutto a farmi perdere il contatto con la storia è stata una semplice domanda: perché?
Con quale logica una famiglia, la cui capostipite soffre di frequenti emicranie e paranoie, decide di andare in una casa antica, in cui probabilmente ci saranno tantissimi fastidiosissimi rumori? E con che logica decidono di trasferirsi con bimbi piccoli a seguito in una casa da ristrutturare, col rischio che diventi pericolosa anche solo per le scale, i martelli, i cacciavite e gli attrezzi sparsi in giro? 
E dove sono i genitori durante le giornate di 'sti ragazzini?
Insomma, più che un acchiappa fantasmi forse serve prima chiamare i servizi sociali.



Certo, si fa molta leva anche sulla psicologia dei personaggi, sembra che si voglia sottintendere che più che la casa, il problema sia una sfortunata ereditaria malattia mentale, anche se è un alone che svanisce molto presto.
Gli attori in ogni caso sono bravissimi nel rappresentare il rapporto che i fratelli Crain hanno fra loro, di come siano stati segnati dalle vicende di quella casa. Però mi è mancata quell'idea di non detto fra di loro, di mistero, di un segreto che si portano dietro, perché ognuno affronta il passato e il riflesso dello stesso in modo diverso. 
È come se ognuno avesse un ricordo completo della loro esperienza a Hill House e una reazione ben definita alla stessa, quando invece credo dovrebbero avere idee frammentarie dovute a rimembranze diverse e magari incomplete. Pensavo di aver colto male io questo aspetto, ed invece è proprio voluto, ed ho scoperto che tutti i fratelli rappresentano qualcosa, ovvero le cinque fasi del dolore.



Sarà anche voluto, ma secondo me rompe un po' la tensione, l'intreccio, il come mai fra i fratelli comunque non scorra buon sangue.
Sinceramente il modo in cui interagiscono fra loro mi è sempre sembrato un po' isterico, più che arrabbiato o rancoroso, e mi è capitato di trattenere la risata per non svegliare tutta casa.
Insomma The Haunting of Hill House, per quanto abbia dei punti di forza, come la regia, o la recitazione, la cura dei dettagli e i tanti elementi da approfondire, mi ha lasciato con parecchi dubbi. Seguirla è piacevole e scorrevole, il finale in qualche modo prova a riunire tutti i pezzi, ma, da non appassionato di horror, non capisco come si possa considerarlo quasi un capolavoro.


Vanity Fair
Miniserie
⭐⭐⭐⭐🌠

Merita senza ombra di dubbio la miniserie Vanity Fair che LaEffe ha trasmesso intorno ad Ottobre/Novembre. Appena ho visto la locandina mi ha colpito, al punto che l'avrei guardata anche in lingua originale. Si tratta di una serie in sette puntate, ispirata ovviamente al romanzo di William Makepeace Thackeray.



Protagonista assoluta di questa fiera della vanità è Rebecca "Becky" Sharp, di umili origini ma grandi aspirazioni, la quale frequenta un collegio con un'altra protagonista, Amelia Sedley, che invece è una ragazza di buona famiglia. Le due ragazze hanno caratteristiche diametralmente opposte non solo per le proprie origini: Becky, conscia di non avere nessuno al mondo, ha un carattere forte, spigliato, non si dà mai per vinta, ma soprattutto vuole a tutti i costi migliorare la propria condizione sociale, cercare di arraffare il più possibile e restare sempre a galla. 
Amelia invece vive in un mondo tutto rosa fatto del suo amore per il giovane George, e più volte mi è venuta voglia di urlarle contro per quanto risulta cieca. Entrambe però sono destinate alla stessa fine perché, come ci ricordano ad ogni puntata, alla Fiera della Vanità tutti si impegnano per ciò che non vale la pena avere.



Tralasciando la modernità del messaggio contenuto in Vanity Fair, ho adorato questa miniserie tanto da centellinarmela. Carini i costumi, la ricostruzione della metà dell'ottocento, e in generale risulta piacevole la regia, che rende tutto scorrevole. Forse avrei incupito un po' le luci, perché i temi sono tutt'altro che brillanti, ma questa è una mia visione, perché per il resto non ho nulla di negativo da dire.
Adoro come Becky rompa la quarta parete guardando direttamente in camera, ma adoro proprio l'attrice che la interpreta, Olivia Cooke, e come l'abbia resa perfetta, sfacciata e disposta a tutto pur di emergere. 
Nonostante entrambe le protagoniste siano due esempi da non seguire, siano due antieroine, in parte è impossibile non empatizzare con loro e con le loro vicende (certamente l'epoca diversa rende la storia più comprensibile, in prospettiva), e Vanity Fair in questo senso riesce a coinvolgere lo spettatore, a farlo sorridere, a farlo riflettere. 
Quindi se come me amate le serie in costume, e cercate una piccola perla, piacevole da seguire e che non impegni troppe serate, Vanity Fair è da tenere in considerazione.


A Very English Scandal
Miniserie
⭐⭐⭐⭐

Ispirata sempre ad un romanzo, ma anche a reali fatti di cronaca, mi son sorpreso a scoprire che anche A Very English Scandal avesse ben tre candidature ai Golden Globe di quest'anno, e son contento che se ne siano portati a casa uno, perché è una miniserie carinissima. 



Nelle tre puntate di A Very English Scandal si raccontano le vicende del parlamentare Jeremy Thorpe, che intraprese una relazione omosessuale con un giovane ragazzo, Norman Scott/Josiffe. Lo "scandalo" è dovuto al fatto che, non solo siamo nell'Inghilterra degli anni '60, dove l'omosessualità era ancora all'epoca un reato, ma soprattutto per come le cose evolvettero. Thorpe infatti cercò di mantenere le apparenze di buon padre di famiglia fedele solamente alla moglie (anzi, le mogli) fino alla fine, nonostante la sua omosessualità non fosse un segreto assolutamente bisbigliato. E i suoi tentativi di mantenere questa facciata si trasformarono nel tentato omicidio di Norman Scott



Quel che mi ha sorpreso è che si tratta di una storia reale ma assurda. Intanto i personaggi hanno sicuramente le loro particolarità: Thorpe era leader del partito liberale, e pare fosse un politico davvero apprezzato e attivo nelle campagne che muoveva, ma era sicuramente un tipo un po' eccentrico, plateale, dai modi un po' sopra le righe. Dall'altro lato Norman Scott rivelerà un carattere anch'esso particolare, lunatico, vendicativo, a tratti infantile, più volte descritto dai mass media come un arrampicatore sociale, ma anche un po' vittima delle vicende e di una sorte non proprio a suo favore. 
L'unione di questi due personaggi, congiunti alle circostanze socio-politiche, creerà un caos che si è protratto praticamente fino ai giorni d'oggi. A tratti inoltre la storia assume connotati ironici, ma molti momenti sono davvero drammatici.



Le vicende di A Very English Scandal coinvolgono sì due personaggi che diventeranno in vista, ma soprattutto si tocca un tema sensibile all'epoca ed anche tutt'ora, e colpisce come tutto questo rendez-vous di situazioni, personaggi, intrecci e casini vari, sia mosso praticamente dai condizionamenti e dalla percezione che la società aveva ed ha dell'omosessualità, e questo ha un risvolto molto amaro. I due protagonisti letteralmente si piegano al terrore che la società non li comprenda, o peggio li giudichi come esseri alieni, ed in parte sarà realmente così.
Lo stesso Thrope cercò di negare, come vi dicevo, parte delle vicende, eppure pare che dichiarò, nell'ultima parte della sua vita, che oggi probabilmente le cose sarebbero state percepite in modo diverso. E per fortuna è vero.



Mi ha colpito anche come, i media di comunicazione dell'epoca, cercarono in tutti i modi di sfruculiare  nella vita dei personaggi, di come tutti i dettagli vennero sbattuti in tv e sui giornali, in un modo di fare gossip molto attuale. 
A parte comunque la storia, i punti di forza di A Very English Scandal sono diversi. Non sono mai stato un grande fan della recitazione di Hugh Grant, ma devo dire che qui è perfetto, equilibrato, calato nel ruolo e credibile. Forse hanno calcato un po' la mano con Norman Scott, ma l'interpretazione di Ben Whishaw meritava il Golden Globe che ha vinto, perché immagino non sia stato facile muoversi in un range di emozioni disparate nel giro di pochi attimi. La regia poi è stata affidata ad un volto noto anche sul mio blog ovvero Stephen Frears, già regista di film come The Queen, Florence, Victoria e Abdul, e molto altro che probabilmente avrete visto, quindi la godibilità da questo punto di vista è garantita, e rende A Very English Scandal una miniserie da recuperare.


Questa è una parte di ciò che ho recuperato negli ultimi tempi del 2018, e in parte nel 2019. Quest'anno spero di non far accavallare troppe serie tv, perché sapete che mi piace di chiacchierare e non voglio ammorbare nessuno.
Fatemi sapere se vi va, cosa vi tiene compagnia in questo periodo!







30 commenti:

E tu cosa ne pensi?

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  1. Molto interessante il tuo articolo! Personalmente sono un po' arretrata con le serie tv, ti dico solo che sto aspettando con ansia la quinta stagione di Gotham! Non chiedermi perché, ma mi sono appassionata tantissimo! Curata fin nei minimi particolari, bella! ^_^
    Ps. Il tuo commento su Hill House mi ha fatto morire XD
    A presto, un abbraccio e buona giornata!

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    1. Grazie Diana :D È difficile stare al passo, considera che appunto queste serie sono uscite in parte ad Ottobre, quindi direi in abbondante ritardo :D
      Su Hill House la penso davvero così :D
      Un abbraccio e buona giornata!

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  2. No vabbè.
    Per me le serie tv sono sullo stesso livello delle creme.
    Ci siamo capiti, vero?
    E vabbè, mi amerai per altri motivi..... :P

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    1. Tranquilla Claudia, non si può sempre essere appassionati ed avere un commento su tutto :D
      Buona giornata!

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    2. Mi stai cortesemente dispensando dal lasciarti commenti fuori tema?
      Uh grazie. Sei troppo gentile, ma.... indovina?
      Continuerò a farlo! Ahahahah :P

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    3. Ma no, c'è spazio per tutti :D

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  3. Per il momento ho solo ripreso Trono di Spade che sto per ri-terminare.
    Sicuramente come prossime vorrei iniziare qualcosa di nuovo su Netflix :)

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    1. E allora ne hai da vedere :D A che stagione sei con il Trono?

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  4. la pensiamo allo stesso modo di 3 serie su 4, direi un record!🙌🏻😁
    In questo momento in giro non ci sono cose entusiasmanti, però sto seguendo volentieri Escape at dannemora e the romanoffs.
    Ma aspetto con trepidazione cose molto più succulente, se si ricorderanno di farle uscire anche da noi 🙄😅

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    1. 🤔 su cosa non concordiamo? Mi sono perso un pezzo!
      Escape at dannemora lo recupererò anche se ho voglia di qualcosa di un po' più leggero ora come ora :D

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    2. Su hill house non concordiamo, a me è piaciuta molto.
      Però dai 3 su 4 forse non è capitato mai😃
      Leggero.... e se Amazon si decidesse a farci uscire la Mrs Maisel non farebbe un soldo di danno 🙄🙄🙄

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  5. Io sono stata letteralmente conquistata da Hill House. La sua atmosfera mi ha catturata e ne ho amato ogni personaggio, ogni fotogramma, ogni imperfezione. Mi dessero una serie di Flanagan all'anno sarei felice!

    Detto questo, la vittoria di American Crime Story ha lasciato perplessa anche me. Niente a che vedere con la splendida prima serie!

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    1. Giuro ho pensato dicessi "mi dessero una stanza ad Hill House" 🤣🤣non so da dove sia uscita!

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    2. Anche a me Hill House ha affascinato moltissimo,io sinceramente il dubbio della malattia mentale me lo sono portato sino alla terzultima/penultima puntata,ed è stato uno degli elementi di fascino,per me,con la fotografia stupenda e l'intreccio fra i personaggi.Avendo anche appena perso la mia carissima nonna, forse anche la tematica del lutto mi ha coinvolto particolarmente.L'ho trovata inquietante e malinconica,più che "horror".Alienist non mi ha convinto troppo,ne leggevi già da me,mi interessa molto A very english scandal(adoro Hugh Grant e tutte le ambientazioni brit in genere),ma mi sa che il Khal non la guarderebbe con me manco per punizione,se non è su Netflix sarà difficilissimo x me recuperarla :(
      La Sandra Oh secondo me recita da scaldabagno,non ho visto Killing Eve,ma in Grey's Anatomy sembrava impagliata...se non ha imparato a recitare qui,non lo capisco manco io il GG ;)

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    3. Mi spiace moltissimo per tua nonna, penso che effettivamente abbia potuto influire perché quella malinconia che dici l'ho letta anche io.
      A very English Scandal è solo tre puntate penso riusciate a separarvi, ma no, non è Netflix purtroppo.

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  6. Da fifona come te, Hill House l'ho adorato. Tra storia, regia e attori non potevo chiedere di più (a parte un finale migliore) anche se c'ho ancora gli incubi.
    Killing Eve è quel misto tra drama e guilty pleasure che mi ha preso fin da subito, l'alchimia fra le due non fa risentire del brodo allungato anche se hai ragione, meglio Jodie di Sandra.
    Vanity Fair è nella lista dei recuperi, parto senza conoscere il romanzo, quindi spero avvantaggiata nel calarmi nella storia.

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    1. Jodie tutta la vita, assolutamente sì!
      Leggerò da te per quanto riguarda Vanity Fair :D

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  7. Io serie non ne vedo, per cui conosco queste solo dai tuoi post o da ciò che sento in giro.
    Quindi ti mando solo un saluto e l'augurio di una piacevole giornata :)

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  8. Vanity Fair e A very English scandal dalle tue descrizioni mi intrigano, mentre Killing Eve in realtà non mi ha mai incuriosita...

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    1. Killing Eve secondo me è adatta se non si amano i thriller troppo complicati, o, passami il termine, densi. Qui scorre tutto abbastanza liscio :D

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  9. Di queste viste zero, e quindi posso solo dire che son d'accordo con te su ACS, sarà che in America sono meno schizzinosi, oppure cecati, che avranno visto, boh..

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    1. Credo che a loro sia bastato un po' il sapore italiano per farli impazzire, quando poi di italiano c'era ben poco!

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  10. Hill house voglio iniziarla ma ho paura xD però alcune mie amiche hanno detto che è valida.. l'ultima non la conoscevo ma sembra proprio meritevole, la guarderò!

    mallory

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    1. Tranquilla, è meno ansiogena di quanto sembri :D
      A Very English Scandal merita, e tanto!

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  11. Recupererò sicuramente A very english scandal. Hugh Grant a mio parere è un bravissimo attore ma da sempre paga lo scotto di Notting Hill😉 ciao!

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    1. In effetti credo possa piacerti molto come serie tv.
      Ciao!! :D

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  12. Allora, allora. Come ho fatto a perdermi Vanity Fair? Da recuperare subito! Non sei l’unico ad aver visto The White Princesse, io ho adorato tutte le serie tratte dai romanzi di Philippa Gregory , che tra l’altro ho letto e conservo come reliquie 😁
    Hill House tutto sommato mi é piaciuta. Non per le scene “horror”, piuttosto per l’aspetto psicologico che ci sta dietro. L’ultima puntata, in particolare, mi ha ricordato molto Lost. Non so, i salti temporali, i meccanismi di elaborazione del dolore, ecc...mi hanno catturata.

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    1. Vanity Fair in effetti è stata poco notata credo complice il fatto che sia poco di appeal rispetto ad altre serie più "moderne".
      The White Princess una serie per pochi XD

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