martedì 13 marzo 2018

Recensione Film 🎥🎬: The Post (2017) | Perché non avrebbe meritato l'Oscar secondo me.

Chiusa la stagione degli awards, noi amanti del cinema un po' rattoppati scattiamo con un recupero coatto di tutte quelle pellicole che volevamo vedere ma che per ragioni diverse non abbiamo visto in tempo. 
Le motivazioni sono più o meno spesso rivolte al fatto che quel film non ci attirava a tal punto da far le corse per vederlo fresco di uscita, oppure perché nel mentre ne ne sentiamo parlar male e quindi ci scoraggiamo. 
Sto parlando al plurale ma in realtà mi riferisco a me, ed in particolare mi riferisco al film The Post.


Genere: biografico, storico  
Durata: 115 minuti
Regia: Steven Spielberg
Uscita in Italia: 1 Febbraio 2018
Paese di produzione: Stati Uniti d'America

Avevo visto alcune interviste di Meryl Streep e Tom Hanks riguardo a The Post, e mi ero lasciato affascinare, perché, anche se non ho una estrema simpatia per Hanks, Meryl Streep è un po' un marchio di fabbrica e sa sempre come convincerti, col suo modo di fare spiritoso, semplice ed elegante.
Ciao Meryl TVB.
Ma no, purtroppo un cast valido non riesce a salvare un film che non ha molto da raccontare.
Il fatto che le vicende si basino su un fatto realmente accaduto era un altro degli elementi che mi aveva avvicinato alla visione di The Post, che però, non fraintendetemi, non è un brutto film, non è fatto male, ma manca di qualcosa.


In passato abbiamo già visto tanti film su indagini giornalistiche che riescono a svelare dei retroscena oscuri, magari per lungo tempo celati da poteri forti, che spingono i personaggi anche ad una battaglia personale. Penso ad esempio a Il Caso Spotlight che secondo me, per quanto non sia una perla della cinematografia mondiale, è una pellicola interessante che vi consiglio di recuperare.
Questa è un po' una premessa già poco originale con cui confrontarsi e che per me toglie un po' di fascino alla pellicola, per cui i punti a vantaggio di The Post sarebbero dovuti essere lo sviluppo della storia ed eventualmente le scelte di regia
E non ci siamo in entrambi i casi.
The Post si snoda in un arco temporale di circa dieci anni. All'inizio siamo a metà degli anni '60 quando la guerra in Vietnam continua a mantenere la sua ombra sulla situazione sociopolitica non solo statunitense ma anche mondiale. La guerra ha raggiunto una fase di stallo ma il segretario della Difesa Robert McNamara vanta con i media gli incredibili progressi fatti. Questa situazione però non sta bene all'analista militare Daniel Ellsberg, divenuto un oppositore della guerra in Vietnam per le stragi compiute durante gli attacchi. Proprio per portare alla luce questa situazione, Ellsberg decide di copiare alcuni documenti top secret del Dipartimento della Difesa dove si spiegavano le strategie americane proprio durante la guerra in Vietnam fin dall'amministrazione del presidente Johnson.


Solo nel 1971 però questi documenti vedranno la luce. Ellsberg infatti tenta di vendere i fascicoli al New York Times, ma il presidente in carica Nixon ne blocca la pubblicazione con una ingiunzione legale. Non servì a molto perché la documentazione finì nelle mani del Washington Post
La nuova proprietaria del Post, Katharine Graham, doveva fronteggiare una situazione mica semplice: il suo giornale non andava proprio benissimo, tanto che per risollevarne le sorti, soprattutto economiche, la donna decise di quotarlo in borsa. Poter pubblicare del materiale così scottante poteva rivelarsi un arma a doppio taglio, da un lato portando lustro al giornale, dall'altro affossandolo anche legalmente.


Voi a questo punto vi chiederete come mai mi sia messo a raccontarvi la trama di The Post, ma la verità è che non c'è molto altro da raccontare su questo film. Va avanti in modo linearmente semplice, una trama che si svolge senza intoppi, senza colpi di scena, senza stravolgimenti
The Post non è un film su una indagine giornalistica, che scava nel turpe, ma su una scelta: pubblicare o no dei documenti compromettenti. E si arriva alla fine con più o meno la stessa enfasi e coinvolgimento di aver letto un libro di storia. Un libro di storia scritto bene, ma che non emoziona. 
Certo, ci posso cogliere dei messaggi, come quello comunque attuale della libertà di stampa e quindi di espressione, oppure posso carpire come veniva vista una donna che assumeva un ruolo di spicco e di comando all'epoca, magari paragonandolo al giorno d'oggi, ma questi temi più o meno sotterranei.



E come mi è capitato di dire altre volte, a me va bene la morale in un film, ma deve avere dei contenuti che riescano a prendermi.
Da qualche parte qualcuno diceva che Meryl Streep nella sua interpretazione di Katharine Graham è sottotono, ma secondo me è semplicemente un ruolo troppo sciapo per lei, che le riesce troppo facile, troppo nelle sue corde, e il risultato è che questa donna remissiva e che sta al posto suo, risulta piatta.
Ma piatti sono anche tutti gli altri personaggi che entrano ed escono senza dire nulla, senza un background, senza una storia dietro. In alcuni punti è la stessa signora Graham che si mette a raccontarci qualcosa di più su la sua storia e su ciò che prova in un momento così particolare della sua vita e della sua carriera. Per il resto tutto si svolge senza mordente, senza grinta, ma secondo quella storia che tutti conosciamo (o che possiamo leggere su Wikipedia).
The Post è un film che può funzionare in tv, ma vincere un Oscar, specie come miglior film sarebbe stato un affronto a pellicole molto più emozionanti

Voto 6






24 commenti:

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  1. Beh sì, è stato un po' troppo statico come film, ma l'ho apprezzato comunque

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    1. Di apprezzare, l'ho apprezzato, ma a vincere un Oscar ce ne passa secondo me.

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  2. Concordo.
    Ho seguito puntate di Quarto Grado con più cuore.

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    1. Ahahaha ce ne vuole di forza a seguire Quarto Grado :D

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  3. In effetti non mi ispira e non avevo intenzione di vederlo XD anche se concordo con il tuo "Ciao Meryl, TVB"! :D

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    1. Tutti vogliono bene a Meryl :D Peccato abbia scelto questo ruolo così poco coinvolgente

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  4. So che hai ragione, so che si gioca facile e quasi con il pilota automatico, e The Post non offre molto di più rispetto a film simili...
    Ma per una volta quella morale che vuole mostrare mi sta a cuore, e sogno giornalisti seri fare i giornalisti seri, quindi ben venga uno Spielberg che ricorda cos'è il loro lavoro ;)

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    1. La morale è un aspetto interessante, che poi forse morale non è nemmeno il termine corretto, ma se manca il resto per me non ha molto senso. Se guardo un film è per appassionarmi ad una storia non ad un principio che magari condivido già

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  5. Ecco, hai centrato il problema di questo film con una semplice frase..un libro di storia scritto bene. E' tutto lì. E la strepitosa Streep è troppo stretta, troppo monocorde per riuscire a far emergere quel talento multiforme che da sempre l'accompagna. Bella recensione! A proposito della Streep, hai visto Il diavolo veste Prada? L'ultima duplice espressione di Meryl vale tutto il film!

    Ti abbraccio!

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    1. Ciao Monica! Certo che ho visto quel film ed è un po' l'emblema effettivamente del suo essere poliedrica! Qui invece direi l'esatto opposto!

      Un abbraccio a te :)

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  6. L'ho volutamente evitato, troppo didascalico e la tua recensione lo conferma: come un libro di storia. No, eviterò per sempre.
    Non è il mio genere, tra l'altro...^^

    Moz-

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    1. ahahaha "eviterò per sempre" nemmeno fosse la peste xD

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  7. Io avevo visto alcuni spezzoni e mi era sembrato lento da morire. Avevo già deciso di non vederlo, dopo la tua recensione sono ancora più convinta!

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    1. Ma sai che in verità non mi ha propriamente annoiato, nel senso non ho perso la pazienza a seguirlo, ma semplicemente non mi ha coinvolto.
      Un abbraccio!

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  8. visto e si fatto molto bene attori molti bravi ma ni, non mi ha preso molto se non sul finale, anche se ho apprezzato la tematica..

    mallory

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    1. Insomma abbiamo avuto la stessa impressione :)

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    2. si, e poi in effetti come dici anche tu a me sembra un po' una scopiazzata de Il caso Spotlight che invece mi è piaciuto tanto!

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    3. Il caso spotlight almeno racconta delle indagini, c'è più pathos e thriller, qui davvero troppo piattume!

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  9. Meryl Streep è meravigliosa ma Tom Hanks lo trovo di una palla mortale. Non lo reggo proprio. Ecco la ragione principale per cui non sono andata a recuperare questo film, che pure aveva qualche spunto per potermi piacere.

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    1. Chissà come mai Tom Hanks suscita queste impressioni... Non ha una faccia cattiva!

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  10. ammetto che non è un film che mi abbia fatto gridare ommmiodiodevovederloooooooo ma loro mi piacciono (si a me il buon Tom sta simpatico:D) Spielberg non sempre mi convince alla fine i suoi film li guardo sempre. Forse lo recupererò, ma diciamo non di corsa :)

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    1. Allora mi sa che lo vedrai, ho questa sensazione, che quando passa su Sky, lo recuperi :D

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  11. io sono già svenuto dalla noia con le clip trasmesse durante l'intervista da Fazio, quindi l'ho saltato senza problemi e continuerò a farlo 😁 con la grande Meryl mi rivedo volentieri Il diavolo veste Prada, in fondo anche lì si parla di giornalismo ahahah
    Il caso Spotlight mi manca ma voglio recuperarlo.

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    1. Ahaha hai ragione, c'è pure la scelta difficile di assumere la ragazza sveglia e grassa 😅😂

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